Hai presente quel momento in cui alzi il coperchio e speri in chicchi perfetti, separati, profumati, e invece trovi una massa appiccicosa o, al contrario, un riso ancora duro al centro? Mi è capitato più volte di quanto ammetterei. La buona notizia è che quasi sempre non è “colpa del riso”, ma di piccoli automatismi che ripetiamo senza accorgercene.
1) Andare “a occhio” con le quantità
Con la pasta spesso funziona, con il riso molto meno. Il punto è che il riso assorbe acqua in modo più preciso, e basta poco per passare da “soffice” a “colloso”.
Per semplificarti la vita, ecco una traccia pratica (vale soprattutto per cottura in pentola con coperchio):
| Tipo di riso | Rapporto indicativo riso:acqua |
|---|---|
| Bianco | 1:1 |
| Semi-integrale | 1:3 |
| Integrale | 1:4 |
Se cuoci coperto, l’acqua evapora meno e quindi i volumi “perdonano” di meno. Tradotto: misurare con tazza o bilancia è il gesto più semplice che cambia tutto.
2) Non risciacquare il riso prima di cuocerlo
Questo è uno di quegli errori silenziosi. Soprattutto quando hai fretta, versi in pentola e via. Ma un rapido risciacquo sotto acqua fredda (finché l’acqua non è quasi trasparente) fa due cose importanti:
- migliora l’igiene, perché elimina polveri e residui del confezionamento
- riduce l’eccesso di amido, che è spesso il responsabile di un risultato troppo “gommoso”
Non serve trattarlo come se stessi lucidando perle, bastano 2 o 3 cambi d’acqua in una ciotola, scolando bene.
3) Mettere troppa acqua “per sicurezza”
Capisco la tentazione: meglio abbondare, no? In realtà, troppa acqua porta spesso a riso stracotto, molle e dal sapore diluito. È il classico caso in cui il riso “si siede”, perde struttura e non profuma più.
Come regola generale, molti risi stanno bene tra 1,5 e 2 tazze d’acqua per ogni tazza di riso, ma poi contano varietà, grado di raffinazione e, soprattutto, se cuoci con coperchio. Se hai sempre ottenuto un riso un po’ triste, prova a diminuire l’acqua di un dito e nota la differenza.
4) Cuocere senza coprire la pentola
Qui l’effetto è immediato: l’acqua evapora, la temperatura oscilla, e la cottura diventa irregolare. Il risultato tipico è un fondo più cotto e una parte superiore più secca, come se il riso fosse stato “stressato” lungo il percorso.
La soluzione è semplice:
- porta a bollore
- abbassa la fiamma al minimo
- copri e non trasformare la cottura in un continuo controllo
Il coperchio è una piccola serra: mantiene vapore e calore costanti, e il riso ringrazia.
5) Mescolare troppo durante la cottura
Questo è l’errore da “ansia da fornello”. Mescoli per non far attaccare, mescoli per vedere come va, mescoli per abitudine. Ma mescolando rompi i chicchi e li spingi a rilasciare ancora più amido, ottenendo un riso più appiccicoso.
Una buona abitudine è questa:
- mescola solo all’inizio, giusto per distribuire bene
- poi lascia cuocere senza disturbare
- a fine cottura, sgrana con una forchetta, non con il cucchiaio
6) Ignorare i tempi (accorciarli o allungarli)
Il tempo non è un’opinione, almeno non con il riso. Accorciarlo perché “tanto finisce col vapore” rischia di lasciarti un cuore crudo. Allungarlo “per sicurezza” lo porta dritto verso la pappa.
Il mio trucco mentale è pensare al riso come a un orologio: imposti, aspetti, e ti fidi. Segui le indicazioni per quel tipo di riso, poi valuta solo alla fine con un assaggio rapido.
Il consiglio che salva anche un buon riso: il riposo
Quando spegni il fuoco, non aprire subito. Lascia riposare 5 minuti con il coperchio: il vapore si ridistribuisce, l’umidità si uniforma e i chicchi si assestano. È quel dettaglio che fa dire, al primo boccone, “ok, oggi è venuto davvero bene”.




