C’è un momento, proprio a cavallo di mezzanotte, in cui la tavola sembra diventare un piccolo rito di passaggio. E tra brindisi, baci e promesse, spunta quasi sempre lui: il cotechino con le lenticchie. Non è solo “una cosa che si fa”, è una tradizione che ha un senso preciso, antico, e sorprendentemente coerente. Se ti sei mai chiesto perché proprio questo piatto a Capodanno, la risposta è un viaggio tra simboli di ricchezza, gesti contadini e un’idea semplice, quasi tenera, di fortuna da tenere vicino.
Un’usanza che parte da lontano, fino all’antica Roma
Il punto di partenza più citato è l’antica Roma, dove il primo giorno dell’anno si consumavano lenticchie come augurio di benessere. Non era un dettaglio casuale: l’idea era chiara, cominciare l’anno con un cibo che “promettesse” prosperità, come se il calendario nuovo andasse inaugurato con un segnale positivo.
In quel contesto, le lenticchie non erano solo un alimento pratico, erano un linguaggio. E i romani avevano un modo molto concreto di parlarlo: pare fosse diffusa anche l’abitudine di regalare sacchetti pieni di lenticchie, un augurio materiale, quasi un “anticipo” simbolico della ricchezza che si desiderava.
Lenticchie: piccole “monete” nel piatto
Se le osservi da vicino, capisci subito perché sono diventate un simbolo così potente. Le lenticchie, per forma e colore, ricordano delle monete d’oro. Ed è proprio da qui che nasce l’associazione più famosa: mangiarle a Capodanno sarebbe un modo per augurarsi soldi, lavoro, guadagni, o più in generale stabilità.
E c’è un dettaglio che rende tutto più vivido: non serve contarle. Non è una gara matematica, è un gesto di abbondanza. In molte famiglie il piatto viene servito generoso, “che avanzi pure”, come a dire che la prosperità non deve essere misurata col contagocce.
Cosa simboleggiano davvero le lenticchie
- Prosperità e crescita delle risorse
- Ricchezza (richiamo alle monete)
- Continuità, perché sono un alimento semplice ma resistente, che “regge” nel tempo
Il Medioevo e il “tesoro” nascosto sotto terra
Poi arriva il Medioevo e, come spesso succede, la tradizione cambia forma ma non significato. Per i contadini le lenticchie diventano una specie di tesoro sotterraneo: un cibo umile, sì, ma prezioso perché nutre, dura, si conserva e non tradisce nei mesi freddi.
È un’immagine che mi piace molto: la fortuna non come colpo di scena, ma come riserva concreta, qualcosa che puoi accumulare e far fruttare, un po’ come i legumi nella dispensa.
Perché entra in scena il cotechino (e perché proprio il maiale)
A un certo punto le lenticchie trovano un compagno perfetto: il cotechino. Un insaccato ricco, grasso, sostanzioso, legato all’idea di abbondanza. Qui il simbolismo è quasi immediato: dove c’è carne di maiale, c’è “festa”, c’è opulenza, c’è la promessa di non dover tirare la cinghia.
Anche il maiale, nella cultura contadina, ha un ruolo speciale: è l’animale che garantisce scorte, sopravvivenza, e una certa serenità domestica. Non a caso viene spesso associato a progresso e benessere, perché “spinge avanti” e non torna indietro.
E poi c’è un altro dettaglio curioso: si dice che la forma circolare del cotechino richiami la continuità e il ciclo della vita. Un modo, insomma, per augurarsi che ciò che di buono c’è, continui.
La macellazione di Santa Lucia e l’organizzazione della fortuna
In età medievale, questa combinazione si consolida anche per motivi pratici. La tradizione contadina prevedeva spesso di macellare il maiale il 13 dicembre, Santa Lucia, e di preparare salumi e insaccati che, grazie alla stagionatura, potevano durare mesi. Capodanno arrivava al momento giusto: il cotechino era disponibile, pronto per essere celebrato.
È qui che il rito diventa anche “logistica”: la fortuna si costruisce con ciò che hai preparato, conservato, custodito.
Il momento giusto: subito dopo mezzanotte
Oggi la regola non scritta è una: cotechino e lenticchie si mangiano subito dopo la mezzanotte, quando la famiglia è riunita e l’anno nuovo è appena iniziato. In alcune zone si usa lasciare i piatti pieni sul tavolo fino all’alba, come a “saziare” la prosperità e invitarla a restare.
Alla fine, il messaggio è semplice e potente: iniziare l’anno con un piatto che parla di abbondanza, ricchezza e continuità. E se ti va di darle un nome più colto, è un piccolo rito di Capodanno che mette insieme memoria storica e desiderio universale: che l’anno nuovo sia generoso, e che tu lo sia con te stesso.




