Capita sempre nel momento meno opportuno: hai la teglia unta, l’impasto sembra morbido, lo stendi con entusiasmo… e lui, come una molla, torna indietro. Quel “ritiro” non è un capriccio, è un messaggio. E quando impari a leggerlo, la pizza in teglia cambia proprio passo.
Perché l’impasto si ritira davvero
Dentro quel panetto c’è una rete elastica che lavora in silenzio: il glutine. Quando impasti e fai le pieghe, questa rete si organizza e diventa elastica. L’elasticità è una bella notizia, perché trattiene i gas e dà struttura, ma ha un effetto collaterale: tende a “ricordare” la forma iniziale e a contrarsi.
Il ritiro diventa evidente soprattutto quando:
- l’impasto è stato manipolato troppo presto dopo la formatura dei panetti,
- ha avuto una lievitazione non equilibrata (troppo breve o troppo spinta),
- è ancora freddo (appena uscito dal frigo),
- lo stai “forzando” con pressione eccessiva, facendo perdere gas e tensionando la maglia.
Il segreto che lo fa smettere di combattere
Il segreto è sorprendentemente semplice: stendi in due tempi.
1) Prima stesura leggera, solo per “impostare” la forma.
2) Riposo breve, coperto, per far rilassare la rete.
3) Seconda stesura, che ormai scivola fino ai bordi senza effetto tartaruga.
Quel riposo può essere di 10-20 minuti se l’impasto è già ben maturo, oppure 30-60 minuti se senti che è nervoso. Non serve fare magie, serve concedergli tempo. È come quando provi ad allungare un elastico subito dopo averlo tirato: se aspetti un attimo, si lascia fare.
Diagnosi rapida: cosa ti sta dicendo l’impasto?
Ecco una mini mappa per capire al volo dove intervenire.
| Sintomo in teglia | Probabile causa | Correzione pratica |
|---|---|---|
| Si ritira subito, superficie liscia e “tesa” | Glutine troppo in tensione | Riposo coperto 20-40 minuti, poi seconda stesura |
| Si strappa e non tiene la forma | Struttura debole, impasto troppo idratato o poco sviluppato | Pieghe in più, manipolazione più gentile, farina minima |
| È duro e freddo, “rimbalza” | Temperatura bassa | Aspetta che arrivi almeno a 21°C |
| Si sgonfia quando lo tocchi | Pressione eccessiva, farina in eccesso | Tocco leggero, preserva i gas e il cornicione |
La tecnica giusta (soprattutto in teglia)
Per la pizza in teglia non serve schiacciare, serve accompagnare.
- Infarina il panetto quel tanto che basta, poi scrolla l’eccesso.
- Appoggialo in teglia e spingi dal centro verso l’esterno con i polpastrelli, senza “segare” la pasta.
- Se senti resistenza, fermati. Copri la teglia con un canovaccio o pellicola leggermente unta.
- Riprendi dopo il riposo: vedrai che l’impasto si allunga con una docilità nuova.
- Arriva ai bordi con movimenti delicati, lasciando una zona più piena per un cornicione arioso.
Il fattore frigo: quando l’impasto è troppo freddo
Se lavori in frigo (e spesso conviene), ricordati che un impasto freddo è più contratto. Io mi regolo così: lo tiro fuori con anticipo e lo lascio acclimatare finché, toccandolo, non lo sento “vivo” e morbido, non rigido.
Un buon obiettivo pratico è lavorarlo quando è vicino alla temperatura ambiente. Non devi misurare per forza, ma se la cucina è fresca, concedi più tempo. È una di quelle cose che, una volta notate, non puoi più ignorare.
Risultato: niente ritiro, cottura più uniforme
Quando rispetti riposo, temperatura e stesura delicata, l’impasto smette di opporsi. Rimane esteso, trattiene meglio i gas, cuoce più regolare e non ti costringe a inseguirlo fino all’ultimo angolo della teglia. Alla fine, quel segreto è proprio questo: non vincere una lotta, ma evitare di iniziarla.




